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Lettera ricevuta in data 8 Aprile 2007 -
Gentile redazione, seguo
da diverso tempo il vostro portale.
Ho notato che mettete, assai spesso, molto in risalto l' evidenza
scientifica riguardo le truffe statistiche sul fumo passivo tanto da
renderlo il principale se non l' unico punto di forza della vostra (che
poi e' anche la mia) causa.
In un contesto civile, comprensibile anche da un bambino delle elementari,
in cui le regole dovrebbero garantire le libertà degli individui fino al
punto in cui queste non danneggiano in qualche modo quelle degli altri,
ciò sarebbe sufficiente per mettere fine al problema.
La brutta, quanto forte, sensazione che ho e' che nella attuale società i
concetti di "rispetto" e di "libertà" siano, oltre che secondari, anche
subordinati ad una fitta rete di contorti principi le cui basi e il cui
spessore morale sono più fumosi delle sigarette.
Chi ha a cuore la questione presumo che i concetti da voi ribaditi li
abbia già assimilati da un pezzo; il presentimento che ho è che chi li
riceve si senta un isolato depositario di una verità che, per quanto
valida essa sia, resta allo stato attuale dei fatti eticamente scorretta.
Il sentore che ha il fumatore medio, è che ovunque si trovi ci siano
sempre mille persone a dargli contro e neanche una a difenderla: questo
sia nella realtà che virtualmente intervenendo attivamente in una
qualunque discussione su internet. Se chi viene linciato dicendo il giusto
viene normalmente considerato un eroe, in un regime di caccia alle streghe
diventa persino un attentatore alla morale pubblica.
Questo senso di isolamento è causato non dalla coltre di fumo delle
proprie sigarette, ma dal preservativo ideologico che prepotenti e
ignoranti sono riusciti, mediante a mirate e martellanti campagne
mediatiche, a mettergli in testa.
Quanto detto influenza tutti, fumatori e non, compresi legislatori,
magistrati, o chiunque altro abbia un qualche potere e che, di norma,
tiene prima di tutto ed a qualsiasi costo a mantenerlo.
Quello che credo importante, più di ogni altra cosa, sia l' esistenza di
un forum o punto di discussione dove chiunque, anche da casa, possa
riprendersi la parola e capisca soprattutto che le proprie ragioni non
sono solo valide ma anche condivise da molti altri.
E' chi priva gli altri di un diritto ad essere un fanatico emarginato, non
chi lotta per difenderlo, fosse egli anche uno solo.
In questo caso sono sicuro ce ne sono molti altri pronti a difenderlo,
privati non dell' intelligenza ma del coraggio e della parola per farlo.
Credo sia questo il concetto che manca
Mi scuso se mi sono dilungato troppo, porgo distinti saluti e sinceri
auguri di buona Pasqua.
-- Moonchild
Caro
Moonchild,
Lei
ci ha centrato in pieno. Lei (e il fumatore medio di cui parla) si sente
esattamente come gli strateghi antifumo vogliono che lei e tutti i
fumatori si sentano. La distruzione dell’autostima del nemico e il minare
il suo contesto sociale sono ingredienti essenziali di una guerra.
Passiamo ad alcuni dei problemi che il fumatore deve affrontare oggi.
Il
primo è che il fumatore medio non ha ancora capito che si tratta di una
guerra su vasta scala; pensa ancora che sia un dibattito in cui egli debba
solamente persuadere il proprio vicino o compagno di lavoro. Gli antifumo
gridano guerra al fumo ma in realtà si tratta di un eufemismo, perché è
guerra al fumatore. Guerra significa distruzione e sgretolamento
della struttura nemica. Di nuovo, il fumatore medio non la capisce e non
si dedica allo sgretolamento del nemico che ha davanti, perché non pensa
in termini di guerra e spesso non la vuole, quindi subisce ogni abuso.
Questo è perché un sacco di fumatori sono stati convinti della frode
epidemiologica sui mille mali del fumo, e troppi credono davvero
all'ideologia che “il fumo fa male sempre e comunque”. Con la postura
mentale di chi difende un difetto e una colpa non si va lontano - infatti,
si rinforzano solo i punti dell'avversario.
Il
secondo è che il fumatore – come tutti, oggigiorno – non ha coesione
sociale e non crede di poter fare la differenza – un’altra pecca
fondamentale che è particolarmente acuta in Italia, il cui popolo è stato
asservito per 15 secoli e che dell’asservimento ha fatto cultura.
Prendiamo un’altra categoria di perseguitati: gli automobilisti. Essi sono
letteralmente derubati ogni giorno da un meccanismo a delinquere di
estorsione che questa volta agisce in nome della sicurezza o dell'ambientalismo.
Gli automobilisti sono milioni e potrebbero facilmente mettere fine ai
furti e maltrattamenti a cui sono soggetti. Ma molti di loro credono che
le multe selvagge siano “una cosa giusta”, non vedendo che oggi non si sa
dove fermarsi perché si è persa la bussola morale e del buon senso. Il
concetto che non riesce a farsi avanti (specialmente per paura) è che la
macchina diabolica che li deruba di milioni di euro al giorno non può
più essere riparata (riformata); deve essere distrutta ed una
nuova deve essere costruita al suo posto sulla base degli errori della
vecchia. Ma non succede e quindi i furti formato multa e sotto varie
bandiere si moltiplicano indisturbati.
Il
terzo problema è ciò che noi di FORCES chiamiamo “la sindrome di Babbo
Natale”. Tutti i perseguitati aspettano che arrivi il “salvatore” a
“difenderli”, a toglier loro le castagne dal fuoco, per così dire. Non
succederà, come non è mai successo nella storia. Quando gli oppressi si
sono liberati è perché hanno trovato in se stessi la forza di fare
piazza pulita dell’oppressore. Che questo poi si sia manifestato nella
presenza e nel supporto di un leader che li rappresentasse e agisse per
conto loro non cambia il punto fondamentale, perché nessun leader può
agire totalmente da solo.
FORCES continua e continuerà a fornire gli elementi per questa lotta nella
speranza che questa “consapevolezza del fumatore” raggiunga una massa
critica e si manifesti in una ribellione seria e organizzata, capace di
distruggere la macchina antifumo e le sue frodi. Presto ci sarà una
conglomerazione di tutte le varie filiali del mondo,
super-portalizzazione
multimediale centralizzata, forum, trasmissioni audio-video capaci di
raggiungere computer, cellulari e I-Pod, chat voce,
programmi internazionali di lotta contro la frode istituzionale e così via
– proprio per indirizzare il senso di isolamento di cui lei parla. Ma, in
ultima analisi, la forza di dire basta alla delinquenza antifumo
(come quella di mettere “a posto” il collega d’ufficio che “rompe i
coglioni”) deve venire dall’anima e mente dell’uno (e trasformarsi in
AZIONE), in quanto FORCES non può "installare" tale volontà
perché,
appunto, non è Babbo Natale (che adesso -- specchio di quanto l'ideologia
salutista sia tarata alla base -- non è più vecchio, non fuma più e non è
più grasso: eterna giovinezza e "salute" per tutti!).
Il
punto centrale della lotta al fumatore è la scienza rottame e le corrotte
“autorità” mediche, statali o morali che di questa frode fanno leggi,
ideologia e illusione. Chi non è capace di pensare e di verificare autonomamente fa
fede nell’ “autorità” che gli dice che pensare, che dire e dove è la
"verità". Come nel caso degli automobilisti si tratta, di nuovo, di una
macchina diabolica auto-sostenente (si sostiene con le risorse delle
vittime stesse) che deve essere distrutta alla base con azioni
legali, politiche ed economiche -- non con discorsi o lamenti sull’ultima
malefatta. In realtà l' "autorità" è temuta per via delle
conseguenze - e l'autorità corrotta conta proprio su tale paura per
imporre divieti e controlli. Le vittime, da canto loro, nascondono
codardia e inerzia manifestando accordo coi divieti o portando avanti
discorsi di "civiltà" ed "ordine sociale", entrambi insultati da frodi e
oppressioni come quella sul fumo, anche se certamente non è l'unica.
Bisogna
infatti capire che il fumo non è un caso isolato (anche
se la tattica del nemico è proprio di far vedere che si tratta di fumo “e
basta”), ma è la punta di diamante di un’ideologia pseudo-nazista per cui
lo Stato ha il diritto-dovere di forzare il cittadino a una vita basata
sulle SS (Salute & Sicurezza), indipendentemente dai costi di qualunque
natura di tale politica e dei danni che tale politica comporta. E ciò
lo vediamo con la sorveglianza, le merendine rimosse dai distributori
nelle scuole, l’anti-alcol, i blocchi del traffico basati su scienza
rottame e mille altre manifestazioni.
E se
si pensa di non essere capaci di organizzarsi per una pacifica rivoluzione
volta però a distruggere la macchina summenzionata, allora bisogna
praticare allo specchio come fare “il saluto” con la mano sempre più alta,
cercando di convincersi che il nemico “ha ragione” e che lo fa “per in
nostro bene” come tutti i nemici dicono di fare. Per dirla con Thomas
Szasz, "Quando la salute è uguagliata alla libertà, quest'ultima sparisce
come concetto politico".
CordialI saluti.
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