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12 Aprile 2007

Forces Italiana
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Senso di isolamento


Lettera ricevuta in data 8 Aprile 2007 -
Gentile redazione, seguo da diverso tempo il vostro portale.

Ho notato che mettete, assai spesso, molto in risalto l' evidenza scientifica riguardo le truffe statistiche sul fumo passivo tanto da renderlo il principale se non l' unico punto di forza della vostra (che poi e' anche la mia) causa.

In un contesto civile, comprensibile anche da un bambino delle elementari, in cui le regole dovrebbero garantire le libertà degli individui fino al punto in cui queste non danneggiano in qualche modo quelle degli altri, ciò sarebbe sufficiente per mettere fine al problema.

La brutta, quanto forte, sensazione che ho e' che nella attuale società i concetti di "rispetto" e di "libertà" siano, oltre che secondari, anche subordinati ad una fitta rete di contorti principi le cui basi e il cui spessore morale sono più fumosi delle sigarette.

Chi ha a cuore la questione presumo che i concetti da voi ribaditi li abbia già assimilati da un pezzo; il presentimento che ho è che chi li riceve si senta un isolato depositario di una verità che, per quanto valida essa sia, resta allo stato attuale dei fatti eticamente scorretta.

Il sentore che ha il fumatore medio, è che ovunque si trovi ci siano sempre mille persone a dargli contro e neanche una a difenderla: questo sia nella realtà che virtualmente intervenendo attivamente in una qualunque discussione su internet. Se chi viene linciato dicendo il giusto viene normalmente considerato un eroe, in un regime di caccia alle streghe diventa persino un attentatore alla morale pubblica.

Questo senso di isolamento è causato non dalla coltre di fumo delle proprie sigarette, ma dal preservativo ideologico che prepotenti e ignoranti sono riusciti, mediante a mirate e martellanti campagne mediatiche, a mettergli in testa.

Quanto detto influenza tutti, fumatori e non, compresi legislatori, magistrati, o chiunque altro abbia un qualche potere e che, di norma, tiene prima di tutto ed a qualsiasi costo a mantenerlo.

Quello che credo importante, più di ogni altra cosa, sia l' esistenza di un forum o punto di discussione dove chiunque, anche da casa, possa riprendersi la parola e capisca soprattutto che le proprie ragioni non sono solo valide ma anche condivise da molti altri.

E' chi priva gli altri di un diritto ad essere un fanatico emarginato, non chi lotta per difenderlo, fosse egli  anche uno solo.

In questo caso sono sicuro ce ne sono molti altri pronti a difenderlo, privati non dell' intelligenza ma del coraggio e della parola per farlo.

Credo sia questo il concetto che manca

Mi scuso se mi sono dilungato troppo, porgo distinti saluti e sinceri auguri di buona Pasqua.

-- Moonchild


Caro Moonchild,

Lei ci ha centrato in pieno. Lei (e il fumatore medio di cui parla) si sente esattamente come gli strateghi antifumo vogliono che lei e tutti i fumatori si sentano. La distruzione dell’autostima del nemico e il minare il suo contesto sociale sono ingredienti essenziali di una guerra.

Passiamo ad alcuni dei problemi che il fumatore deve affrontare oggi.

Il primo è che il fumatore medio non ha ancora capito che si tratta di una guerra su vasta scala; pensa ancora che sia un dibattito in cui egli debba solamente persuadere il proprio vicino o compagno di lavoro. Gli antifumo gridano guerra al fumo ma in realtà si tratta di un eufemismo, perché è guerra al fumatore. Guerra significa distruzione e sgretolamento della struttura nemica. Di nuovo, il fumatore medio non la capisce e non si dedica allo sgretolamento del nemico che ha davanti, perché non pensa in termini di guerra e spesso non la vuole, quindi subisce ogni abuso. Questo è perché un sacco di fumatori sono stati convinti della frode epidemiologica sui mille mali del fumo, e troppi credono davvero all'ideologia che “il fumo fa male sempre e comunque”. Con la postura mentale di chi difende un difetto e una colpa non si va lontano - infatti, si rinforzano solo i punti dell'avversario.

Il secondo è che il fumatore – come tutti, oggigiorno – non ha coesione sociale e non crede di poter fare la differenza – un’altra pecca fondamentale che è particolarmente acuta in Italia, il cui popolo è stato asservito per 15 secoli e che dell’asservimento ha fatto cultura. Prendiamo un’altra categoria di perseguitati: gli automobilisti. Essi sono letteralmente derubati ogni giorno da un meccanismo a delinquere di estorsione che questa volta agisce in nome della sicurezza o dell'ambientalismo. Gli automobilisti sono milioni e potrebbero facilmente mettere fine ai furti e maltrattamenti a cui sono soggetti. Ma molti di loro credono che le multe selvagge siano “una cosa giusta”, non vedendo che oggi non si sa dove fermarsi perché si è persa la bussola morale e del buon senso. Il concetto che non riesce a farsi avanti (specialmente per paura) è che la macchina diabolica che li deruba di milioni di euro al giorno non può più essere riparata (riformata); deve essere distrutta ed una nuova deve essere costruita al suo posto sulla base degli errori della vecchia. Ma non succede e quindi i furti formato multa e sotto varie bandiere si moltiplicano indisturbati.

Il terzo problema è ciò che noi di FORCES chiamiamo “la sindrome di Babbo Natale”.  Tutti i perseguitati aspettano che arrivi il “salvatore” a “difenderli”, a toglier loro le castagne dal fuoco, per così dire. Non succederà, come non è mai successo nella storia. Quando gli oppressi si sono liberati è perché hanno trovato in se stessi la forza di fare piazza pulita dell’oppressore. Che questo poi si sia manifestato nella presenza e nel supporto di un leader che li rappresentasse e agisse per conto loro non cambia il punto fondamentale, perché nessun leader può agire totalmente da solo.

FORCES continua e continuerà a fornire gli elementi per questa lotta nella speranza che questa “consapevolezza del fumatore” raggiunga una massa critica e si manifesti in una ribellione seria e organizzata, capace di distruggere la macchina antifumo e le sue frodi. Presto ci sarà una conglomerazione di tutte le varie filiali del mondo, super-portalizzazione multimediale centralizzata, forum, trasmissioni audio-video capaci di raggiungere computer, cellulari e I-Pod, chat voce, programmi internazionali di lotta contro la frode istituzionale e così via – proprio per indirizzare il senso di isolamento di cui lei parla. Ma, in ultima analisi, la forza di dire basta alla delinquenza antifumo (come quella di mettere “a posto” il collega d’ufficio che “rompe i coglioni”) deve venire dall’anima e mente dell’uno (e trasformarsi in AZIONE), in quanto FORCES non può "installare" tale volontà perché, appunto, non è Babbo Natale (che adesso -- specchio di quanto l'ideologia salutista sia tarata alla base -- non è più vecchio, non fuma più e non è più grasso: eterna giovinezza e "salute" per tutti!).

Il punto centrale della lotta al fumatore è la scienza rottame e le corrotte “autorità” mediche, statali o morali che di questa frode fanno leggi, ideologia e illusione. Chi non è capace di pensare e di verificare autonomamente fa fede nell’ “autorità” che gli dice che pensare, che dire e dove è la "verità". Come nel caso degli automobilisti si tratta, di nuovo, di una macchina diabolica auto-sostenente (si sostiene con le risorse delle vittime stesse) che deve essere distrutta alla base con azioni legali, politiche ed economiche -- non con discorsi o lamenti sull’ultima malefatta. In realtà l' "autorità" è temuta per via delle conseguenze - e l'autorità corrotta conta proprio su tale paura per imporre divieti e controlli. Le vittime, da canto loro, nascondono codardia e inerzia manifestando accordo coi divieti o portando avanti discorsi di "civiltà" ed "ordine sociale", entrambi insultati da frodi e oppressioni come quella sul fumo, anche se certamente non è l'unica.

Bisogna infatti capire che il fumo non è un caso isolato (anche se la tattica del nemico è proprio di far vedere che si tratta di fumo “e basta”), ma è la punta di diamante di un’ideologia pseudo-nazista per cui lo Stato ha il diritto-dovere di forzare il cittadino a una vita basata sulle SS (Salute & Sicurezza), indipendentemente dai costi di qualunque natura di tale politica e dei danni che tale politica comporta. E ciò lo vediamo con la sorveglianza, le merendine rimosse dai distributori nelle scuole, l’anti-alcol, i blocchi del traffico basati su scienza rottame e mille altre manifestazioni.

E se si pensa di non essere capaci di organizzarsi per una pacifica rivoluzione volta però a distruggere la macchina summenzionata, allora bisogna praticare allo specchio come fare “il saluto” con la mano sempre più alta, cercando di convincersi che il nemico “ha ragione” e che lo fa “per in nostro bene” come tutti i nemici dicono di fare. Per dirla con Thomas Szasz, "Quando la salute è uguagliata alla libertà, quest'ultima sparisce come concetto politico".

CordialI saluti.

Forces Italiana

 

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