|
Numerose
sono state le reazioni alla lettera dell'antifumo
ricevuta e pubblicata e alla nostra risposta: questo ci dice che sono molti coloro che,
in silenzio, soffrono della non meritata discriminazione e risentono
profondamente le campagne di odio e di falsa informazione della "salute
pubblica". Tra le lettere ricevute, quella che pubblichiamo offre un
angolo interessante: quello dell'invidia - l'invidia di coloro che,
pilotati da campagne di disinformazione, non possono più godere i piaceri
della vita, e quindi odiano sempre di più chi non soffre di tali
limitazioni - al punto di rendere illegale la sua vicinanza. E' un
concetto spaventoso ma reale, ed è un chiaro indicatore dell'estrema
pericolosità sociale rappresentata da uno Stato che istiga l'odio di
cittadini contro cittadini a scopo di ingegneria sociale. Dalla
Storia, è proprio vero, non abbiamo imparato nulla. -
La Redazione |
|
Egregi signori, è la seconda volta che vi scrivo, dichiarandomi nuovamente
d'accordo con voi sull'infondatezza delle accuse rivolte al fumo ed ai
fumatori (meno sulle cause del riscaldamento globale, ma sarebbe troppo
lungo parlarne).
Il punto che vorrei approfondire è il seguente: da dove deriva l'odio
verso i fumatori, così efficacemente e ferocemente espresso dall'autore
della lettera che avete pubblicato il 28 Febbraio? Quel signore dichiara
di non odiare i fumatori in generale, ma io non gli credo; secondo me lui,
forse spaventato dalla sua stessa carica di violenza, con quelle parole
cerca solo di dare una parvenza di razionalità ad un discorso generato da
pulsioni primordiali e incontrollate. Ma non è il solo: capita troppo
spesso di sentire frasi del tipo "io i fumatori li ammazzerei tutti", ed
altre simili amenità.
Perché ci odiano? Io ho una mia teoria: ci odiano perché invidiano la
nostra libertà di concederci un piacere totalmente gratuito, essendo loro
impregnati di una distorta cultura cattolica che per troppo tempo ha
colpevolizzato e condannato ogni forma di godimento, e in generale tutto
ciò che poteva rendere la vita più gradevole e gioiosa.
Analizziamo brevemente alcuni piaceri della vita che, come tali, vengono
condannati a priori, ma che trovano comunque parziale giustificazione nel
fatto di "servire" a qualcosa. Cominciamo dal piacere del cibo: per loro è
un peccato, certamente, ma nel contempo "serve" a nutrirci e a rendere
possibile la nostra sopravvivenza biologica, senza contare che anche nella
liturgia cattolica l'atto del "mangiare" assume una valenza sacra; quindi
il piacere del cibo si può anche tollerare, almeno in parte. Poi c'e' il
piacere del bere, che è pure un peccato, ma... il vino è un componente
importante dei pasti umani in Occidente da tempi antichissimi, e anch'esso
rientra della liturgia cattolica. L'esecrabile piacere del sesso e' assai
più difficile da "giustificare", tuttavia... è necessario alla
riproduzione ed alla conservazione della specie, ed è uno dei cementi del
sacro vincolo del matrimonio.
Ma il fumo! Come giustificarlo? Il fumo non serve a niente, se non a
procurare piacere al fumatore, e questo è inaccettabile, soprattutto per
chi non ha la capacità e la libertà di godere dei doni che la vita ci
offre, e quindi reprime con ferocia quella parte di se che, per naturale
inclinazione, aspirerebbe a fare altrettanto. Pertanto, per un banale
meccanismo proiettivo, costoro vedono nei fumatori quella parte di se che
vorrebbero "uccidere", provando così impulsi violenti (e addirittura
omicidi, se si considera la frase tipica sopra riportata) nei loro
confronti.
Di conseguenza, quando questi signori vedono un fumatore che
tranquillamente si gode la sua sigaretta (o sigaro, o pipa) con
un'espressione beata sul volto, si sentono morire di rabbia. Ma anche
d'invidia, perché è ovvio che provino invidia verso coloro che possono
concedersi ciò che loro vorrebbero tanto concedere a se stessi, ma non ci
riescono. E non ci riescono perché non riescono a ribellarsi alle varie
forme di "autorità" (politica, sanitaria, religiosa, "culturale",
familiare, e via dicendo), perché altrimenti non sarebbero dei bravi
bambini che in fila per tre fanno a gara per compiacere la maestrina e
dimostrarle quanto sono buoni, obbedienti e diligenti.
Per concludere, sono convinto anch'io, come voi, che la resistenza contro
il fascismo sanitario e il conformismo dilagante sia una fondamentale
battaglia di civiltà e libertà, una barricata da difendere prima che altri
piaceri e stili di vita vengano classificati come "insani" e gradualmente
proibiti. Se si continua così, verrà il giorno che persino la lettura sarà
considerata una pratica dannosa alla salute, e i libri come oggetti
pericolosi da vietare, come in "Fahrenheit 451" - Stefano
Puglisi - Bari
|