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8 Marzo 2006

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Le radici dell'odio


Numerose sono state le reazioni alla lettera dell'antifumo ricevuta e pubblicata e alla nostra risposta: questo ci dice che sono molti coloro che, in silenzio, soffrono della non meritata discriminazione e risentono profondamente le campagne di odio e di falsa informazione della "salute pubblica". Tra le lettere ricevute, quella che pubblichiamo offre un angolo interessante: quello dell'invidia - l'invidia di coloro che, pilotati da campagne di disinformazione, non possono più godere i piaceri della vita, e quindi odiano sempre di più chi non soffre di tali limitazioni - al punto di rendere illegale la sua vicinanza. E' un concetto spaventoso ma reale, ed è un chiaro indicatore dell'estrema pericolosità sociale rappresentata da uno Stato che istiga l'odio di cittadini contro cittadini a scopo di ingegneria sociale. Dalla Storia, è proprio vero, non abbiamo imparato nulla. - La Redazione


Egregi signori, è la seconda volta che vi scrivo, dichiarandomi nuovamente d'accordo con voi sull'infondatezza delle accuse rivolte al fumo ed ai fumatori (meno sulle cause del riscaldamento globale, ma sarebbe troppo lungo parlarne).

Il punto che vorrei approfondire è il seguente: da dove deriva l'odio verso i fumatori, così  efficacemente e ferocemente espresso dall'autore della lettera che avete pubblicato il 28 Febbraio? Quel signore dichiara di non odiare i fumatori in generale, ma io non gli credo; secondo me lui, forse spaventato dalla sua stessa carica di violenza, con quelle parole cerca solo di dare una parvenza di razionalità ad un discorso generato da pulsioni primordiali e incontrollate. Ma non è il solo: capita troppo spesso di sentire frasi del tipo "io i fumatori li ammazzerei tutti", ed altre simili amenità.

Perché ci odiano? Io ho una mia teoria: ci odiano perché invidiano la nostra libertà di concederci un piacere totalmente gratuito, essendo loro impregnati di una distorta cultura cattolica che per troppo tempo ha colpevolizzato e condannato ogni forma di godimento, e in generale tutto ciò che poteva rendere la vita più gradevole e gioiosa.

Analizziamo brevemente alcuni piaceri della vita che, come tali, vengono condannati a priori, ma che trovano comunque parziale giustificazione nel fatto di "servire" a qualcosa. Cominciamo dal piacere del cibo: per loro è un peccato, certamente, ma nel contempo "serve" a nutrirci e a rendere possibile la nostra sopravvivenza biologica, senza contare che anche nella liturgia cattolica l'atto del "mangiare" assume una valenza sacra; quindi il piacere del cibo si può anche tollerare, almeno in parte. Poi c'e' il piacere del bere, che è pure un peccato, ma... il vino è un componente importante dei pasti umani in Occidente da tempi antichissimi, e anch'esso rientra della liturgia cattolica. L'esecrabile piacere del sesso e' assai più difficile da "giustificare", tuttavia... è necessario alla riproduzione ed alla conservazione della specie, ed è uno dei cementi del sacro vincolo del matrimonio.

Ma il fumo! Come giustificarlo? Il fumo non serve a niente, se non a procurare piacere al fumatore, e questo è inaccettabile, soprattutto per chi non ha la capacità e la libertà di godere dei doni che la vita ci offre, e quindi reprime con ferocia quella parte di se che, per naturale inclinazione, aspirerebbe a fare altrettanto. Pertanto, per un banale meccanismo proiettivo, costoro vedono nei fumatori quella parte di se che vorrebbero "uccidere", provando così impulsi violenti (e addirittura omicidi, se si considera la frase tipica sopra riportata) nei loro confronti.

Di conseguenza, quando questi signori vedono un fumatore che tranquillamente si gode la sua sigaretta (o sigaro, o pipa) con un'espressione beata sul volto, si sentono morire di rabbia. Ma anche d'invidia, perché è ovvio che provino invidia verso coloro che possono concedersi ciò che loro vorrebbero tanto concedere a se stessi, ma non ci riescono. E non ci riescono perché non riescono a ribellarsi alle varie forme di "autorità" (politica, sanitaria, religiosa, "culturale", familiare, e via dicendo), perché altrimenti non sarebbero dei bravi bambini che in fila per tre fanno a gara per compiacere la maestrina e dimostrarle quanto sono buoni, obbedienti e diligenti.

Per concludere, sono convinto anch'io, come voi, che la resistenza contro il fascismo sanitario e il conformismo dilagante sia una fondamentale battaglia di civiltà e libertà, una barricata da difendere prima che altri piaceri e stili di vita vengano classificati come "insani" e gradualmente proibiti. Se si continua così, verrà il giorno che persino la lettura sarà considerata una pratica dannosa alla salute, e i libri come oggetti pericolosi da vietare, come in "Fahrenheit 451" - Stefano Puglisi - Bari


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