Caro direttore,
anche noi abbiamo
deciso di resistere e di non sottostare ad una legge ingiusta e
proibizionista.
Nello studio dove
lavoro insieme a mio padre e mia sorella non rispettiamo il divieto
di fumo e, per amore di coerenza, abbiamo smesso di andare al bar
sotto l'ufficio e in ogni altro luogo dove i nostri diritti non
siano garantiti.
In compenso, ci siamo
dotati di una macchina per il caffè qui in studio e ci abbiamo
appeso sopra un cartello. Perché non facciamo le cose di nascosto. SE IL BAR NON VUOLE IL MIO
FUMO NON VUOLE NEANCHE ME. Con immensa ammirazione.
Tiziana