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21 Gennaio 2005
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Il COMITATO D'ONORE di FORCES International

Egregio signor Turci,

sono un fumatore, nonché titolare di un piccolo pub. Approvo incondizionatamente i suoi sforzi, e quelli di FORCES, per segnalare le pecche di una legge (quella Antifumo) che trovo repressiva, discriminatoria e lesiva dei diritti del cittadino.

Le scrivo per chiederle un parere e, per farlo, sono necessarie alcune premesse.

Dal momento dell'entrata in vigore della cosiddetta Legge-Antifumo ho visto progressivamente diminuire l'afflusso di clientela nel mio locale, con conseguente (ed ovvio) abbattimento degli incassi. Questo perché, almeno dalle mie parti, un buon 80% delle persone che frequentano i locali e che li "vivono" sono fumatori (il non fumatore è in genere definibile come cliente occasionale con limiti di spesa piuttosto bassi).

In situazioni più o meno simili si trovano anche tutti gli altri locali della mia zona. Molti di questi locali si definiscono Circoli Privati ma, a tutti gli effetti, non sono altro che pub, pianobar o simili che, per motivazioni di vario genere, non hanno la licenza di Pubblico Esercizio. Di fatto, quindi, sono locali non dissimili dal mio e che mi fanno concorrenza.

Visitando il sito dell'Associazione Fumatori Cortesi ho appreso che è stata organizzata una raccolta di firme per sostenere la proposta di legge Cossa-Mazzucca. In un primo tempo sono stato tentato di firmare, se non altro perchè ritenevo che fosse l'unica iniziativa concreta che si fosse intrapresa per combattere la legge Sirchia. Poi, riflettendo meglio, mi sono reso conto che tale proposta di legge si limita a permettere il fumo nei Circoli Privati o similari, nulla prospettando in merito ai Pubblici Esercizi (salvo il contentino della saletta separata: e chi non ha una saletta che fa?).

Orbene, qualora firmassi, non farei altro che avallare una proposta di legge che, qualora venisse approvata, non avrebbe altro effetto che quello di dirottare la già decimata clientela verso un altro locale, non a causa della qualità del servizio offerto o cose del genere, ma solo perchè quello è Circolo Privato che permetterebbe di fumare ed il mio un "semplice" Pubblico Esercizio che non potrebbe in ogni caso permetterlo. Francamente mi sembra proprio troppo.

Qual'è il suo parere sulla questione? Può fornirmi delucidazioni in merito a questa ed altre iniziative volte a protestare contro il proibizionismo dilagante?

Ringrazio in anticipo ed invio cordiali saluti.

Valerio


Caro Sig. Valerio,

ciò che mi dice è confermato ormai da molti anni di storia internazionale. Con ciò intendo dire che in OGNI Paese dove si sia adottata la legge antifumo si sono registrati permanenti crolli di incassi – e nella strategia antifumo (che sempre di più si dimostra essere solo ed esclusivamente basata sulla menzogna) INVARIABILMENTE ecco che spuntano gli “studi” propedeutici prima del divieto che promettono ai gestori un AUMENTO degli incassi perché tutti quei poveri non-fumatori che erano forzati a stare a casa per via delle nuvole di fumo “tossico” ora arriveranno in frotta. Peccato però che la statistica stessa non dimostra che il fumo passivo faccia alcunché anche se – menzogna su menzogna – ci viene detto che fa male.

Invariabilmente i gestori (specialmente le associazioni che li rappresentano) almeno ufficialmente cadono nella trappola e credono alla “autorità” abbassando la guardia e non opponendo seria resistenza (agitazioni politiche, economiche, ecc.) – anche perché, perbacco, non si può mica facilitare il fumo, che uccide così tanta gente che non si è mai potuto provare scientificamente nemmeno una morte.

Una volta poi che la legge è in vigore e gli incassi sono crollati, ecco che i gestori sono fregati e le “autorità sanitarie” a loro volta se ne fregano dell’enorme danno economico che hanno causato perché si nascondono dietro il dito della “salute” – valore primario dello Stato (e poi il Ministero della "Salute" 'ha fatto il proprio lavoro' - che non è certo quello di tutelare le tasche di chi paga le tasse lavorando sodo per vivere). Quindi, finché le associazioni di categoria non indirizzeranno i loro sforzi a combattere le truffe statistiche e la falsa rappresentazione dell’evidenza sul fumo passivo e attivo che ci propinano le “autorità” per darci fumo negli occhi, il problema non si risolverà mai – anzi si ripeterà quando arriveranno le campagne antialcol a sul controllo dell’alimentazione. Un bar/ristorante/pub che non fa fumare e che deve controllare il consumo di alcol e persino la quantità del cibo che serve mentre fa il delatore ai suoi clienti, a che serve? Chi ci va? Ma oggigiorno la vista è così corta da non vedere oltre il proprio naso, e si aspetta sempre di essere gabbati credendo alle “autorità” che ci dicono che non lo saremo; poi si reagisce (pure inefficientemente) dopo, quando il danno è fatto. Ma la prevenzione contro le false campagne di prevenzione sembra essere un concetto troppo difficile da capire!

Detto ciò, passiamo alla proposta di legge da lei menzionata. Si potrebbe pensare che è meglio di niente, ma secondo me è un errore credere che è meglio essere fregati per il 99% invece che per il 100%. Bisogna invece eliminare la fregatura.

La proposta di legge Cossa-Mazzucca, infatti, non indirizza i seri problemi di base della vigente legge antifumo, che sono:

  • Lampante violazione del diritto di impresa garantito dalla Costituzione, imponendo all'impresario che si assume pienamente il rischio d'impresa comportamenti che limitano il diritto mentre ne aumentano il rischio.

  • Lampante violazione dell’etica epidemiologica, che stabilisce che l’elevazione di rischio statistico del fumo passivo è del tutto insignificante. Composizione della violazione con il raddoppio della multa se si fuma in presenza di donne incinta.

  • Lampante violazione dell’obbligo dello Stato – nella fattispecie del Ministero della Salute – di dare un’accurata rappresentazione della verità scientifica, che scientifica non è, ma solo statistica.

  • Lampante violazione della proprietà privata, impedendo al gestore/proprietario di tale proprietà di stabilire egli stesso la smoking policy ed il comportamento nella sua proprietà.

  • Lampante abuso dei diritti dell’individuo che, nel caso del gestore, deve pure trasformarsi in delatore del fumatore che a sua volta esercita il suo diritto umano di fumare e che gli porta gli incassi, oppure rischiare di essere stangato con 2.200 euro di multa.

La prima realtà di base è che si va nei locali per rilassarsi, divertirsi, e sentirsi liberi di dimenticare le pressioni e gli obblighi – già pesanti – di tutti i giorni. Già prima di questa legge il fumatore entrava nel locale e, con apprensione, “scansionava” i tavoli per vedere se c’erano posacenere oppure il maledetto cartello “Vietato fumare” – il che già gli rovinava l’umore. Ma oggi è peggio: se io devo andare a fumare fuori al freddo come le classiche puttane (ed essere pure esposto all’umiliazione pubblica come vuole Sirchia) ogni volta che mi bevo un caffè o mi faccio un sorso di birra, ciò mi rovina il godimento, e quindi non intendo pagare per sentirmi a disagio. La seconda realtà di base è che il mercato può accomodare fumatori e non fumatori eliminando il problema del "fastidio" reciproco semplicemente permettendo al gestore di stabilire la policy nel suo locale nel caso di impossibilità di fare le due sezioni. Chi non vuole non entra - e ciò rientra nel rischio d'impresa dell'imprenditore. Ma questa logica soluzione è contraria al vero spirito di questa legge, che non è "a tutela del non fumatore" (ennesima menzogna), ma volta ad ottenere esattamente gli scopi di Sirchia e dell'establishment farma-salutista internazionale, ovvero "il fumatore deve sentire la pressione sociale che lo induce a smettere... costi quel che costi" - (leggi: il fumatore deve correre in farmacia a comprare le porcherie di cessazione dopo che le multinazionali farmaceutiche hanno investito miliardi nell'antifumo - costi quel che costi).

Conclusioni

Per cambiare le cose, Sirchia e ciò che egli rappresenta "deve sentire la pressione sociale che lo induce a smettere" - di darci falsa rappresentazione dell'evidenza scientifica e di ficcare il naso nella vita commerciale, privata e - si, anche pubblica - dei cittadini.

Ergo, siccome i pericoli del fumo passivo sono una truffa lampante e dimostrabile un qualunque sede scientifica e legale, bisogna agitarsi politicamente, ed ogni gestore danneggiato deve farsi promotore locale di iniziative volte ad applicare pressione politica per riformare questa legge – e alla svelta. La pressione politica deve essere primariamente applicata alle associazioni di categoria e, allo stesso tempo, al Ministero della Salute ed altri organi di Stato persino dai gestori individuali. Ma – e questo è FONDAMENTALE – bisogna mandare il chiaro messaggio che sappiamo che i pericoli del fumo sono una truffa statistica, perché essa è alla base di tutto. Non bisogna accontentarsi di riformine-contentino stile legge Cossa-Mazzucca, che non si indirizzano al problema di base della corruzione istituzionale, il quale quindi si ripresenterà ancora più gravemente in futuro.

Mi rendo conto che si chiede molto a gestori ed associazioni e che molti – spesso esclusivamente per ignoranza – credano veramente che il fumo passivo faccia male. D’altra parte, i sacrifici economico-sociali imposti a gestori e fumatori sono anche alti, e non si può avere una Cadillac al prezzo di una Panda.

FORCES Italiana procederà legalmente contro la legge Sirchia su base costituzionale, quindi stiamo facendo qualcosa. Certo, se avessimo più supporti economici da parte dei nostri lettori e soprattutto da parte delle categorie che soffriranno di più per questa legge ingiusta (in fin dei conti il fumatore scoprirà che risparmia e che si diverte di più fumando e bevendo a casa propria con gli amici a metà prezzo; ecco perché negli altri Paesi il danno è stato permanente - perché il cliente cambia abitudini), si potrebbe fare molto di più non solo legalmente, ma anche politicamente e per ciò è alla base di tutto: EDUCAZIONE SU COME STANNO LE COSE.

Cordiali saluti.

Turci
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