Egregio signor
Turci,
sono un
fumatore, nonché titolare di un piccolo pub. Approvo
incondizionatamente i suoi sforzi, e quelli di FORCES, per segnalare
le pecche di una legge (quella Antifumo) che trovo repressiva,
discriminatoria e lesiva dei diritti del cittadino.
Le scrivo per
chiederle un parere e, per farlo, sono necessarie alcune premesse.
Dal momento
dell'entrata in vigore della cosiddetta Legge-Antifumo ho visto
progressivamente diminuire l'afflusso di clientela nel mio locale,
con conseguente (ed ovvio) abbattimento degli incassi. Questo
perché, almeno dalle mie parti, un buon 80% delle persone che
frequentano i locali e che li "vivono" sono fumatori (il non
fumatore è in genere definibile come cliente occasionale con limiti
di spesa piuttosto bassi).
In situazioni
più o meno simili si trovano anche
tutti gli
altri locali della mia zona. Molti di questi locali si
definiscono Circoli Privati ma, a tutti gli effetti, non sono altro
che pub, pianobar o simili che, per motivazioni di vario genere, non
hanno la licenza di Pubblico Esercizio. Di fatto, quindi, sono
locali non dissimili dal mio e che mi fanno concorrenza.
Visitando il
sito dell'Associazione Fumatori Cortesi ho appreso che è
stata organizzata una raccolta di firme per sostenere la proposta di
legge Cossa-Mazzucca. In un primo tempo sono stato tentato di
firmare, se non altro perchè ritenevo che fosse l'unica iniziativa
concreta che si fosse intrapresa per combattere la legge Sirchia.
Poi, riflettendo meglio, mi sono reso conto che tale proposta di
legge si limita a permettere il fumo nei Circoli Privati o similari,
nulla prospettando in merito ai Pubblici Esercizi (salvo il
contentino della saletta separata: e chi non ha una saletta che
fa?).
Orbene,
qualora firmassi, non farei altro che avallare una proposta di
legge che, qualora venisse approvata, non avrebbe altro effetto che
quello di dirottare la già decimata clientela verso un altro locale,
non a causa della qualità del servizio offerto o cose del genere, ma
solo perchè quello è Circolo Privato che permetterebbe di fumare ed
il mio un "semplice" Pubblico Esercizio che
non potrebbe in ogni caso
permetterlo.
Francamente mi sembra proprio troppo.
Qual'è il suo
parere sulla questione? Può fornirmi delucidazioni in merito a
questa ed altre iniziative volte a protestare contro il
proibizionismo dilagante?
Ringrazio in
anticipo ed invio cordiali saluti.
Valerio
Caro Sig. Valerio,
ciò che mi
dice è confermato ormai da molti anni di storia internazionale. Con
ciò intendo dire che in OGNI Paese dove si sia adottata la legge
antifumo si sono registrati permanenti crolli di
incassi – e nella strategia antifumo (che sempre di più si dimostra
essere solo ed esclusivamente basata sulla menzogna) INVARIABILMENTE
ecco che spuntano gli “studi” propedeutici prima del divieto che
promettono ai gestori un AUMENTO degli incassi perché tutti quei
poveri non-fumatori che erano forzati a stare a casa per via delle
nuvole di fumo “tossico” ora arriveranno in frotta. Peccato
però che
la statistica stessa non dimostra che il fumo passivo
faccia alcunché anche se – menzogna su menzogna – ci viene detto che fa
male.
Invariabilmente i gestori (specialmente le associazioni che li
rappresentano) almeno ufficialmente cadono nella trappola e credono
alla “autorità” abbassando la guardia e non opponendo seria
resistenza (agitazioni politiche, economiche, ecc.) – anche perché,
perbacco, non si può mica facilitare il fumo, che uccide così tanta
gente che non si è mai potuto
provare scientificamente nemmeno una morte.
Una volta poi
che la legge è in vigore e gli incassi sono crollati, ecco che i
gestori sono fregati e le “autorità sanitarie” a loro volta se ne
fregano dell’enorme danno economico che hanno causato perché si
nascondono dietro il dito della
“salute” – valore primario dello Stato (e poi il Ministero della
"Salute" 'ha fatto il proprio lavoro' - che non è certo quello di
tutelare le tasche di chi paga le tasse lavorando sodo per vivere). Quindi, finché le
associazioni di categoria non indirizzeranno i loro sforzi a combattere
le truffe statistiche e la falsa rappresentazione dell’evidenza sul
fumo passivo e attivo che ci propinano le “autorità” per darci fumo
negli occhi, il problema non si risolverà mai – anzi si
ripeterà quando arriveranno le campagne antialcol a sul controllo
dell’alimentazione. Un bar/ristorante/pub che non fa fumare e che
deve controllare il consumo di alcol e persino la quantità del cibo
che serve mentre fa il delatore ai suoi clienti, a che serve? Chi ci
va? Ma oggigiorno la vista è così corta da non vedere oltre il
proprio naso, e si aspetta sempre di
essere gabbati credendo alle “autorità” che ci dicono che non lo
saremo; poi si reagisce (pure inefficientemente) dopo, quando il danno è fatto.
Ma la prevenzione contro le false campagne di prevenzione sembra
essere un concetto troppo difficile da capire!
Detto ciò,
passiamo alla proposta di legge da lei menzionata. Si potrebbe
pensare che è meglio di niente, ma secondo me è un errore credere
che è meglio essere fregati per il 99% invece che per il 100%.
Bisogna invece eliminare la fregatura.
La proposta di
legge Cossa-Mazzucca, infatti, non indirizza i seri problemi di base
della vigente legge antifumo, che sono:
-
Lampante
violazione del diritto di impresa garantito dalla Costituzione,
imponendo all'impresario che si assume pienamente il rischio
d'impresa comportamenti che limitano il diritto mentre ne
aumentano il rischio.
-
Lampante
violazione dell’etica epidemiologica, che stabilisce che
l’elevazione di rischio statistico del fumo passivo è del tutto
insignificante. Composizione della violazione con il raddoppio
della multa se si fuma in presenza di donne incinta.
-
Lampante
violazione dell’obbligo dello Stato – nella fattispecie del
Ministero della Salute – di dare un’accurata rappresentazione
della verità scientifica, che scientifica non è, ma solo
statistica.
-
Lampante
violazione della proprietà privata, impedendo al gestore/proprietario di
tale proprietà di stabilire egli stesso la smoking policy ed il
comportamento nella sua proprietà.
-
Lampante
abuso dei diritti dell’individuo che, nel caso del gestore, deve
pure trasformarsi in delatore del fumatore che a sua volta
esercita il suo diritto umano di fumare e che gli porta gli incassi,
oppure rischiare di essere stangato con 2.200 euro di multa.
La prima
realtà di
base è che si va nei locali per rilassarsi, divertirsi, e sentirsi
liberi di dimenticare le pressioni e gli obblighi – già pesanti – di
tutti i giorni. Già prima di questa legge il fumatore entrava nel locale
e, con apprensione, “scansionava” i tavoli per vedere se c’erano
posacenere oppure il maledetto cartello “Vietato fumare” – il che già
gli rovinava l’umore. Ma oggi è peggio: se io devo andare a fumare fuori
al freddo come le classiche puttane (ed essere pure esposto all’umiliazione pubblica come
vuole Sirchia) ogni volta che mi bevo un caffè o mi faccio un sorso
di birra, ciò mi rovina il godimento, e quindi non intendo pagare
per sentirmi a disagio. La seconda realtà di base è che il
mercato può accomodare fumatori e non fumatori eliminando il
problema del "fastidio" reciproco semplicemente permettendo al
gestore di stabilire la policy nel suo locale nel caso di
impossibilità di fare le due sezioni. Chi non vuole non entra - e
ciò rientra nel rischio d'impresa dell'imprenditore. Ma questa
logica soluzione è contraria al vero spirito di questa legge,
che non è "a tutela del non fumatore" (ennesima menzogna), ma volta
ad ottenere esattamente gli scopi di Sirchia e dell'establishment
farma-salutista internazionale, ovvero "il
fumatore deve sentire la pressione sociale che lo induce a
smettere... costi quel che costi" - (leggi: il fumatore deve
correre in farmacia a comprare le porcherie di cessazione dopo che
le
multinazionali farmaceutiche hanno investito miliardi nell'antifumo - costi quel che costi).
Conclusioni
Per cambiare
le cose, Sirchia e ciò che egli rappresenta "deve sentire la
pressione sociale che lo induce a smettere" - di darci
falsa rappresentazione dell'evidenza scientifica e di ficcare il
naso nella vita commerciale, privata e - si, anche pubblica - dei
cittadini.
Ergo, siccome i pericoli del fumo passivo
sono una truffa lampante e
dimostrabile un qualunque sede scientifica e legale, bisogna
agitarsi politicamente, ed ogni gestore danneggiato deve farsi
promotore locale di iniziative volte ad applicare pressione politica
per riformare questa legge – e alla svelta. La pressione politica deve
essere primariamente applicata alle associazioni di categoria e,
allo stesso tempo, al Ministero della Salute ed altri organi di
Stato persino dai gestori individuali. Ma – e questo è FONDAMENTALE
– bisogna mandare il chiaro messaggio che sappiamo che i pericoli
del fumo sono una truffa statistica, perché essa è alla base di tutto.
Non bisogna accontentarsi di riformine-contentino stile legge Cossa-Mazzucca,
che non si indirizzano al problema di base della corruzione
istituzionale, il quale quindi si ripresenterà ancora più
gravemente in futuro.
Mi rendo conto
che si chiede molto a gestori ed associazioni e che molti –
spesso esclusivamente per ignoranza – credano veramente che il fumo passivo
faccia male. D’altra parte, i sacrifici economico-sociali imposti a
gestori e fumatori sono anche alti, e non si può avere una Cadillac
al prezzo di una Panda.
FORCES
Italiana procederà
legalmente contro la legge Sirchia su base
costituzionale, quindi stiamo facendo qualcosa. Certo, se
avessimo più
supporti economici da parte dei nostri lettori e
soprattutto da parte delle categorie che soffriranno di più per questa legge ingiusta (in fin dei conti il fumatore
scoprirà che risparmia e che si diverte di più fumando e bevendo a
casa propria con gli amici a metà prezzo; ecco perché negli altri
Paesi il danno è stato permanente - perché il cliente cambia
abitudini), si potrebbe fare molto di più non solo legalmente, ma
anche politicamente e per ciò è alla base di tutto:
EDUCAZIONE SU COME STANNO LE COSE.
Cordiali
saluti.
Turci
FORCES Italiana