DENUNCIAMO LE DISTORSIONI ANTIFUMO

NUOVISSIMO RAGGIRO SUL FUMO PASSIVO - LA FRODE CONTINUA


ALLARME INFONDATO SULL'ULTIMO STUDIO SUL FUMO PASSIVO: E' SOLO LA SOLITA PROPAGANDA

DEMOLITION DERBY DELLA SCIENZA ROTTAME ANTIFUMO Ritorno alla pagina principale di FORCES Italiana
Ritorno alla pagina principale

FORCES ha ricevuto il seguente comunicato stampa:

075144 08/03/01 Giovedi
AMERICHE / USA /
SANITA' / FUMO / DANNI
HERALD TRIBUNE / /

Il fumo passivo uccide, soprattutto le donne. Il numero di non fumatrici a rischio di tumore sale di 6 volte se accanto a loro vive un uomo che fuma. Lo studio pubblicato dal Journal of the National Cancer Institute è unico nel suo genere, perché è il primo a sondare i danni del fumo tra le mura domestiche.

I ricercatori di FORCES si sono subito messi alla caccia del non specificato studio. Esso è risultato essere "Metabolites of a Tobacco-Specific Lung Carcinogen in Nonsmoking Women Exposed to Environmental Tobacco Smoke", di Kristin E. Anderson, Steven G. Carmella, Ming Ye, Robin L. Bliss, Chap Le, Lois Murphy, Stephen S. Hecht dell'Università del Minnesota, e pubblicato dal Journal of the National Cancer Institute, Vol. 93, Numero. 5, 378-381, 7 Marzo 2001. (Se il collegamento non funziona, clicca qui). Le origini dei fondi di questo studio (ovvero chi ha pagato per il suo svolgimento) non ci sono al momento note, anche se sembra trattarsi di denaro pubblico. Lo studio è stato trasmesso agli scienziati che collaborano con FORCES International, e ne sono risultati i seguenti commenti.

COMMENTARIO DEL TEAM SCIENTIFICO INTERNAZIONALE DI FORCES

Innanzitutto, questo studio non è il primo a sondare i cosiddetti "danni" del fumo tra le mura domestiche. Altri studi, di dimensioni e durata assai maggiori, sono già stati effettuati, principalmente negli Stati Uniti. Tali studi hanno rilevato una piccola elevazione di rischio, anche dopo che i dati sono stati "massaggiati" o "interpretati" secondo le solite agende propagandistiche. Ciò che rende questo studio "unico" è la misurazione diretta delle nitrosamine nelle urine delle donne conviventi con fumatori. Incidentalmente, lo studio afferma che l'incremento di rischio è cinque volte, non sei; è la "volta" in più per effetto, come il resto dei comunicati, il cui tono da già per scontato che il fumo passivo è dannoso? L'affermazione poi che il fumo passivo "uccide soprattutto le donne" è ridicola perché, anche ipotizzando che faccia del male, lo farebbe ad entrambi i sessi in eguale misura. L'affermazione è anche incompetente e tendenziosa, perché non esiste assolutamente prova della nocività del fumo passivo, e tanto meno che esso abbia causato o possa causare la morte, o malattia, di alcuno. Infine, e ciò è importante, non è il numero delle non fumatrici che sale; semmai il rischio, che i comunicati affermano sia di sei volte, o 600%, confondendo l'incremento delle sostanze esaminate col l'incremento di rischio. Un incremento del 600% è assurdo, poiché anche i dati più estremi registrati sul fumo passivo arrivano al 19%, e la media di tutti gli studi dal 1992 ad ora indica un incremento di meno del 10% dopo tutti i "massaggi" statistici per aumentarne la percezione di pericolo.

Circa lo studio ed i suoi autori, il gruppo di Steven Hecht ha prodotto qualche centinaio di pubblicazioni sulle nitrosamine del tabacco (tobacco specific nitrosamines = TSNA), in una sequela di produzioni pressoché uguali. Nessuno può dire di preciso che queste sostanze siano responsabili per la tossicità del tabacco nei fumatori, tanto meno nei non fumatori. In primo luogo, esse sono solo una delle diverse decine di componenti del fumo che possono causare tumori in certe condizioni sperimentali. Secondo, il potere cancerogeno delle TSNA si è visto solo in certi animali a dosaggi esorbitanti: grammi (invece di millesimi di grammo) di TSNA somministrati ogni due o tre giorni per periodi di un anno e mezzo ed oltre. Infine, nonostante questi risultati e il gran fracasso fatto sulle nitrosamine in genere, non esiste nessun segnale epidemiologico che queste sostanze abbiano causato tumori nell'uomo, e si può immaginare quanto gli antifumo abbiano cercato di dimostrarlo da trent'anni, con ogni mezzo disponibile. Il sommario stesso dello studio afferma: "...potrebbe incrementare il rischio di cancro polmonare." Potrebbe, naturalmente; ogni cosa potrebbe, ma lo incrementa effettivamente?

Come tutti i lavori sulle TSNA, questo studio è semplicemente velleitario, e trova riscontro solo come un corollario usato dagli antifumo per abbellire le loro fantasie epidemiologiche. In effetti, un lavoro come questo non si può rifiutare sui meriti, perché di merito non ne ha alcuno. Esso non offre alcun nesso diretto; solo illazioni che le TSNA potrebbero avere una connessione cancerogena. Nonostante l'arroganza, i ricercatori antifumo non sembrano, infatti, trovare il fegato di quantificare il possibile contributo delle TSNA relativo alle altre sostanze tossiche del fumo, perché sanno benissimo che procedere oltre le più vaghe congetture sarebbe professionalmente troppo pericoloso. L'aumento delle nitrosamine misurato da questo studio quindi esiste, ma cinque volte una quantità infinitesimale è ancora una quantità infinitesimale, e quindi senza effetto significativo.

Questa mancanza di un appiglio oggettivo è l'unica risposta a quelli che continuano a ripetere: "potrebbe". Con il potrebbe, infatti, s'instillano paure infondate per prima influenzare, e poi giustificare, politiche che emarginano i fumatori, se non li mettono talvolta addirittura in galera. Una forma di "vigliaccheria scientifica", dunque, quella portata avanti da questo studio, siccome le assurde affermazioni sul fumo passivo sono fatte impunemente perché sotto le gonnelle del Surgeon General americano o dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Non esistono quindi fondati pericoli né per coloro che sono occasionalmente vicini ai fumatori, né per coloro che vivono o lavorano con essi. I fumatori dunque non devono sentirsi colpevoli, né i non fumatori devono percepire che la loro salute sia minacciata dal fumo passivo.

IL COMMENTARIO DI STEVEN MILLOY

CORTINA FUMOGENA SUL FUMO PASSIVO

Clicca qui per leggere l'originale inglese: Secondhand Smoke Screen

Venerdì 9 Marzo 2001 - Certi ricercatori questa settimana hanno riportato che donne non fumatrici che vivono con fumatori sono esposte al fumo passivo. Ovviamente, fin qui nulla di nuovo. Però non è così che lo studio è stato presentato dai ricercatori o riportato dai media. "Studio: le mogli dei fumatori assorbono composti cancerogeni dal fumo" riporta un'allarmante comunicato stampa dell'Associated Press.

Il dott. Stephen Hecht ed altri ricercatori dell'università del Minnesota hanno comparato campioni di sangue da 23 donne che vivono con fumatori con campioni d'urine di 22 che vivono con non fumatori.

Hecht ha riportato che le donne che vivono coi fumatori avevano un'elevazione della presenza nel sangue di due composti chimici: il NNAL ed il NNAL-Gluc, pari a circa cinque volte di più delle donne che vivono con i non fumatori.

Tali composti chimici sono prodotti quando il corpo metabolizza un altro composto, chiamato NNK, un componente del fumo di tabacco. Esperimenti di laboratorio indicano che massicce dosi di NNK - equivalenti all'esposizione al fumo di 40 sigarette al giorno per 40 anni, incrementano il pericolo di cancro polmonare nei topi di laboratorio.

Basandosi quindi sul fatto che esistono prodotti secondari dell'NNK in donne esposte al fumo passivo, e che l'NNK è associato col cancro in topi da laboratorio, Hecht ha dichiarato all'Associated Press: "Un numero di studi ha già dimostrato una connessione tra fumo passivo e cancro del polmone; il nostro studio, per la prima volta, fornisce supporto biochimico a quest'informazione".

Se disinformazione fosse scienza, Hecht vincerebbe il Premio Nobel.

A parte la biochimica, Hecht ha fornito grossolana disinformazione sullo stato della scienza su fumo passivo e cancro del polmone. Un collegamento credibile tra i due elude ancora la scienza, nonostante la pubblicazione di ben quaranta studi su quest'argomento.
Il più grande studio del mondo sul fumo passivo, pubblicato nel 1998 dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità non ha riportato alcuna elevazione di rischio significativa (1) sul cancro del polmone da fumo passivo.

Tale risultato non sorprese nessuno. Quello era il risultato che l'Environmental Protection Agency americana avrebbe dovuto riportare nel suo famoso rapporto del 1993 sul fumo passivo, lo studio che invece accelerò grandemente il divieto di fumare in luoghi pubblici.

Al tempo in cui fu prodotto lo studio dell'EPA, c'erano circa 30 studi da ogni parte del mondo sull'esposizione degli esseri umani al fumo passivo. Alcuni degli studi riportavano deboli associazioni statistiche tra fumo passivo e cancro del polmone; la vasta maggioranza non ne riportava alcuna.

Inoltre, nessuno di quegli studi era particolarmente buono, poiché erano tutti statistici, anziché scientifici, e a tutti mancavano dati concernenti a quanto fumo passivo i soggetti dello studio erano esposti.

Ma siccome l'EPA aveva già deciso che il fumo passivo causava il cancro al polmone, ed aveva già pubblicato direttive per vietare il fumo sul lavoro fin dal 1989, qualcosa doveva essere fatto per obbligare la scienza a conformarsi a quanto già stabilito.

La EPA quindi combinò i risultati degli 11 studi concernenti la popolazione americana, sperando che la magia statistica potesse produrre i risultati "giusti".

Ahinoi, ancora non ci fu gioia per l'EPA. Persino con la combinazione dei risultati statistici di tutti gli studi non si riuscì a produrre che un'altra debole associazione tra fumo passivo e cancro polmonare. E siccome nemmeno questo artificio riuscì a produrre un'associazione con significato statistico (1), la EPA non poteva ufficialmente escludere che tale debole associazione si fosse verificata per caso.

Ma le cattive notizie non arrivano mai sole. Altri due studi concernenti esposizione a fumo passivo furono pubblicati negli USA. Nessuno dei due poté associare il fumo passivo al cancro polmonare.

Tornata al tavolo da disegno in totale panico, la EPA abbandonò impudentemente ogni standard statistico, e produsse un risultato spudoratamente manipolato concludendo che il fumo passivo era un cancerogeno (2) e che causava la morte di 3.000 persone l'anno in America.

L'industria del tabacco portò la EPA in tribunale. Una corte federale annullò tutte le principali conclusioni della EPA dichiarando che "la EPA ignorò informazione e trasse conclusioni sulla base di informazione preselezionata; … deviò dai suoi stessi standard procedurali; nascose importanti informazioni e procedure, e lasciò importanti interrogativi senza risposta. La condotta della EPA fu tale da lasciare enormi buchi nella negli atti amministrativi che dovevano tener traccia della procedura."

Una sentenza del genere avrebbe dovuto assestare un colpo mortale all'isterismo sul fumo passivo, ma essa arrivò cinque anni dopo la pubblicazione del rapporto EPA, e l'industria antifumo sfruttò quel tempo per convertire la scienza rottame della EPA in una scontata base di consenso popolare.

Oggi, ricercatori come Hecht contunuano a citare svergognatamente un rapporto EPA che non ha più alcun valore per sostenere l'asserzione, senza sostanza, che il fumo passivo causa il cancro polmonare.

Se, infatti, non si considera il rapporto EPA, il nuovo studio di Hecht è semplicemente una conferma biochimica che i non fumatori che vivono con i fumatori sono semplicemente esposti al fumo passivo.

E bisognava buttare denaro pubblico per stabilire ciò?

- Steven Milloy è un avvocato, un biostatistico, un analista ed uno studioso aggregato al Cato Institute. Steven Milloy è anche editore di Junkscience.com.
________________________

  1. Nota: per significato statistico, elevazione significativa s'intende che la quantità di rischio statistico sia tale da rimuovere dubbi sulla causalità dovuti ad errori statistici, ed altri co-fattori non considerati. Si noti che, in qualsiasi studio, specialmente quando molti fattori concorrono ad un fenomeno (multifattorialità) è molto raro che non si noti alcuna elevazione di rischio per via del combinato, sebbene individualmente lieve, effetto delle cause concomitanti. E' per questa ragione che, a meno che non sia notata una spiccata elevazione di rischio su una vasta scala di soggetti esaminati, le lievi elevazioni sono ignorate, e definite statisticamente non significative. Un incremento di rischio fino a due volte (200%) è considerato non significativo. Ma la scienza rottame, come quella applicata al fumo, sfrutta elevazioni di rischio non significative (esempio, quelle sul fumo e malattie cardiovascolari, circa il 200%) per spaventare la popolazione ignara di questa realtà statistica tramite i media (200% è recepito come: tantissimo), e condizionarne così il comportamento. La più alta elevazione di rischio sul fumo passivo e cancro polmonare mai rilevata è stata del 19%.
  2. 19% di elevazione di rischio! Vedi (1).