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Ecco lo studio che è stato commissionato, poi insabbiato, dall'OMS; che l'OMS stessa non può scomunicare; che il cartello antifumo vorrebbe non fosse mai esistito; e che la stampa salutista ha deciso di ignorare

STUDIO MULTICENTRICO DI CASI-CONTROLLO IN EUROPA SUGLI EFFETTI DELL'ESPOSIZIONE AL FUMO PASSIVO IN RELAZIONE AL CANCRO DEL POLMONE

Commissionato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità

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Premessa: si conferma sempre più l'ipotesi che il cancro del polmone sia strettamente legato all'esposizione al fumo passivo. Per valutare meglio questo possibile nesso, i ricercatori devono per necessità disporre di stime sull'effettivo rischio, sulle diverse cause e sugli effetti dell'esposizione al fumo ambientale in diversi tipi istologici di cancro del polmone. Per esaminare i suddetti fattori è stato condotto uno studio sui casi clinici di cancro del polmone e di esposizione al fumo passivo in 12 centri di 7 Paesi Europei.

Metodi riportati: un totale di 650 pazienti affetti da cancro ai polmoni e 1542 soggetti sotto osservazione di età non superiore ai 74 anni hanno risposto a delle interviste sull'esposizione al fumo passivo. Nessuno dei pazienti scelti come casi clinic,i e di quelli sotto osservazione, avevano fumato più di 400 sigarette in tutta la loro vita.

Risultati: l'esposizione al fumo ambientale durante l'infanzia non era in relazione con un aumento nel rischio di cancro ai polmoni (indice di probabilità calcolato in base ad una esposizione costante è = 0.78; l'ambito di confidenza è = 0.64-0.96) L'indice di probabilità calcolato in base ad una esposizione costante al fumo passivo in ambiente domestico era = 1.16 (95%AC = 0.93-1.44). Non si è potuta dimostrare alcuna evidente correlazione dose-risposta durante un'esposizione cumulativa al fumo passivo in ambiente domestico. L'indice di probabilità calcolato in base ad un'esposizione costante al fumo passivo nei luoghi di lavoro era = 1.17 (95% AC = 0.94 - 1.45) con un possibile segnale di aumento del rischio in relazione all'aumento della durata dell'esposizione.

Non è stato rilevato alcun aumento del rischio in soggetti la cui esposizione al fumo passivo in ambiente domestico e nel luogo di lavoro sia cessata da più di 15 anni. Costante esposizione al fumo passivo derivante da altre fonti non era associato con il rischio di cancro ai polmoni. I rischi insorgenti da un'esposizione concomitante al fumo passivo sia in ambiente domestico, sia nel lavoro, erano più elevati nel caso di carcinoma a cellule squamose e carcinoma a piccole cellule (microcitoma) che per l'adenocarcinoma, ma le differenze non erano statisticamente significative.

Conclusioni: i nostri risultati non indicano alcuna associazione tra esposizione al fumo passivo dei bambini e cancro polmonare. E' stato possibile rilevare solo una debole evidenza di correlazione dose-risposta tra il rischio di cancro ai polmoni e l'esposizione al fumo passivo sia in ambiente familiare, sia nel luogo di lavoro. Non era presente alcun rischio significativo dopo il termine dell'esposizione. [J Natl Cancer Inst 1998;90:1440-50].

Affiliazioni degli autori


P. Boffetta, G. Ferro, E. Riboli, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, Lione, Francia.
A. Agudo, C. A. Gonzalez, Istituto per la Ricerca Epidemiologica e clinica, Matarò , Spagna.
W. Ahrens, Istituto per Informatica Medica, Biometria ed Epidemiologia, Essen, Germania, e Istituto Bremen per Ricerca sulla Prevenzione, Germania.
E.Benhamou, Istituto Gustave Roussy, Parigi, Francia.
S. Benhamou, Istituto Nazionale Sanità e Ricerca Medica, Parigi.
S. C. Darby, E. Whitley, Imperial Cancer Research Fund, Oxford, GB.
C. Fortes, Unità Epidemiologica Regione Lazio, Italia.
K.-H. Jockel, Istituto di Informatica Medica, Biometria ed Epidemilogia, Essen, Germania
M. Krauss, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, Lione, e Istituto GSF per Epidemiologia, Monaco, Germania.
L. Kreienbrock, M. Kreuzer, H.-E. Wichmann, Istituto GSF per Epidemiologia, Monaco, Germania.
A. Mendes, Amministrazione Regionale della Sanità, Lisbona, Portogallo.
F. Merletti, Unità per l'Epidemiologia dei Tumori, Università di Torino, Italia.
F. Nyberg, G. Pershagen, Istituto di Medicina Ambientale, Karolinska Institute, Stoccolma, Svezia.
H. Pohlabeln, Istituto Bremen per Ricerca sulla Prevenzione.
G. Schmid, Ospedale Forlanini,, Roma, Italia.
L. Simonato, P. Zambon, Venetian Cancer Registry, Padova, Italia.
J. Tre´daniel, Ospedale St. Louis, Parigi, Francia.
C. Winck, Ospedale Viana do Castelo, Viana do Castelo, Portogallo.
R. Saracci, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, Lione, e Consiglio Nazionale Ricerca, Pisa, Italia.

Correspondenza a: Paolo Boffetta, M.D., M.P.H., Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, 150 cours Albert-Thomas, 69372 Lyon cedex 08, France (e-mail: boffetta@iarc.fr).